Alfio Talotti: maestro pittore della UAC per la mostra “Morârs” a Basiliano (Udine)

Alfio Talotti ha iniziato a dipingere a quasi sessanta anni, per pura passione. Infatti si è accostato alla pratica artistica grazie a un corso di acquerello, tenuto dal professore Savoia, presso l’Università della Terza Età ‘Paolo Naliato’ di Udine. Ha poi perfezionato anche la sua capacità manuale con un ulteriore corso di disegno e gessetto, sotto la guida del pittore Gino Spangaro. Il suo precoce talento si è manifestato sempre di più, fino ad avere l’opportunità di diventare assistente del suo maestro. Assieme a Spangaro, infatti, ha esposto i propri acquerelli, vincendo due primi premi in occasione della quinta e sesta edizione della mostra di pittura “Borc dal Diaul” tenutesi nel comune di Pozzuolo del Friuli nel 2007 e nel 2008.

Gelsi nel paesaggio friulano, dipinto ad acquerello da Alfio Talotti

Oggi, dopo la morte del maestro, ha avuto l’incarico di sostituirlo nell’insegnamento e tuttora tiene un corso di tecnica dell’acquerello presso l’Università della Terza Età a Udine e presso l’ Unione artistico-culturale di Basiliano (UAC). Lo abbiamo intervistato in occasione della mostra “Morârs”, in programma dal primo dicembre 2018 al 28 febbraio 2019 presso la sala consiliare in P.zza del Municipio a Basiliano, in provincia di Udine.

Dipinto ad acquerello, Alfio Talotti, pittore friulano
Dipinto ad acquerello, Alfio Talotti, pittore friulano

Qual è la sua concezione paesaggistica? Ritiene che il paesaggio friulano sia parte integrante della cultura della comunità?

Sì, sicuramente sento uno stretto legame con il territorio friulano e con i gelsi che lo caratterizzano. Provo un sentimento di orgoglio per il fatto di vivere in questa terra. E’ qualcosa di quasi intrinseco all’uomo e in particolare a me stesso. Tuttavia, nel mio caso, la cultura di cui il paesaggio è elemento fondante, non è strettamente legata alla mia arte.

Gelsi nel paesaggio friulano, dipinto a china di Alfio Talotti
Gelsi nel paesaggio friulano, dipinto a china di Alfio Talotti

Qual è quindi il suo rapporto artistico con il paesaggio e i “morârs”?

Il legame che provo per la mia terra, come ho già anticipato, non influenza direttamente la mia produzione artistica. L’elemento principale dei miei acquerelli è la bellezza del soggetto, sia naturale che umano. Se c’è qualcosa che cattura la mia attenzione e il mio interesse, di solito lo fotografo. Il tutto senza sistematicità. Alcuni gelsi per esempio mi danno emozione e ispirazione artistica, altri no. Poi, a partire dalla fotografia, riproduco il paesaggio ad acquerello. Lavoro in piena libertà, lasciandomi guidare dalla bellezza di quello che vedo.

Dipinto ad acquerello, Alfio Talotti, pittore friulano
Dipinto ad acquerello, Alfio Talotti, pittore friulano

Quando dipinge, pensa all’eventuale reazione che un osservatore esterno potrebbe avere guardando i suoi acquerelli? Vuole comunicare qualcosa di specifico attraverso la sua arte?

Non penso mai a una terza persona quando dipingo. Ci sono solo io e la mia ispirazione. Lo faccio per pura passione, non per suscitare qualcosa in un pubblico. Anche nel mio corso universitario, insegno la tecnica dell’acquerello, lasciando piena libertà e fantasia agli studenti. Quello che traspare dai miei dipinti è quindi puro amore per l’arte e per la bellezza della realtà paesaggistica e umana che dipingo. Tuttavia, sono cosciente del fatto che a partire dalla contemplazione di un mio o di un altrui dipinto possa nascere nell’osservatore qualcosa di più. Può suscitare a sua volta emozioni, estasi, o anche l’urgenza di preservare tale bellezza paesaggistica. Ma questo spetta alla coscienza e alla responsabilità del fruitore dell’arte, in occasione per esempio di mostre come “Morârs”.

Dipinto ad acquerello, Alfio Talotti, pittore friulano
Dipinto ad acquerello, Alfio Talotti, pittore friulano
Dipinto ad aquerello, Alfio Talotti, pittore friulano
Dipinto ad aquerello, Alfio Talotti, pittore friulano

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