Enrico De Marco: artista friulano per la mostra “Morârs” a Basiliano (Udine)

Enrico De Marco è un artista autodidatta friulano che coltiva la sua passione artistica fin da bambino. Ha infatti partecipato per la prima volta a una mostra all’età di dodici anni, presso una villa a Fontanabona, nel comune di Pagnacco. Migliorandosi sempre più, i suoi dipinti sono poi entrati a far parte di collezioni private non solo in Friuli, ma anche in Veneto, Liguria, Umbria, Lazio e Puglia. Recentemente ha esposto, nell’ambito della mostra “Graffiti di guerra” a Pozzuolo del Friuli, le opere “Apocalisse sul monte san Michele” e “Verso la luce” che rappresentano la realtà drammatica vissuta dai giovani soldati durante la Grande Guerra. Per conoscere meglio la sua produzione artistica, l’abbiamo intervistato in occasione della mostra “Morârs” in programma dal 1° dicembre presso la sala consigliare di Basiliano, in provincia di Udine.

Disegno di Enrico De Marco, Terenzano-primavera 1969, carboncino sepia, carboncino in legno di vite, penna a inchiostro nero e matita su carta spessa, 33x83 cm
Disegno di Enrico De Marco, Terenzano-primavera 1969, carboncino sepia, carboncino in legno di vite, penna a inchiostro nero e matita su carta spessa, 33×83 cm

Una delle tue due opere raffiguranti i gelsi ha come titolo “Terenzano-primavera 1969”. Essi sono alberi che in passato erano sostentamento vitale per la comunità e che tuttora delineano armonicamente gli orizzonti dei paesaggi friulani. Quali sono i tuoi ricordi più vividi legati a queste piante? Quale momento felice della tua infanzia rappresenta quest’opera?

L’opera “Terenzano-primavera 1969” rappresenta le felici passeggiate che io e altri bambini, che abitavano nel mio stesso cortile, facevamo insieme alla nonna Maria. Quest’ultima faceva da “nonna” anche agli altri e ci portava a giocare e a mangiare le more in campagna. Era come un pastore che faceva da guardia al suo piccolo gregge, costituito da Ermanno (Rico, 9 anni), Stefano, Valter, (mio fratello), Piero e Dario. Eravamo ragazzi spensierati, agili come caprioli, con la voglia di diventare grandi e ignoravamo i problemi della vita. Quasi al centro del disegno siede su una pietra la nonna Maria, che era solita osservarci e che a volte si perdeva nei propri pensieri. Ci divertivamo, immersi nella natura, tra le statue viventi dei gelsi, che in silenzio germogliavano e mostravano le prime verdissime foglie, al termine di un rigido inverno. Poco più in là i campi arati e nell’aria il profumo di viole e di una nuova primavera. Per realizzare quest’opera su un foglio di carta spessa, ho usato un carboncino sepia e uno in legno di vite, penna a inchiostro nero e matita.

Il grande gelso, Enrico De Marco, tessere di mattoni, pietre nere, colore acrilico e listelli di abete verniciati, 41,5 x 59.5 cm
Il grande gelso, Enrico De Marco, tessere di mattoni, pietre nere, colore acrilico e listelli di abete verniciati, 41,5 x 59.5 cm

“Il grande gelso” invece raffigura un gelso che si staglia sul compensato in tutta la sua maestosità. Ci racconteresti qual è la tua idea e modalità esecutiva alla base di questo lavoro artistico?

Ho dato forma artistica a un gelso di un filare che ho notato e osservato vicino a casa mia, durante una delle escursioni in bici che sono solito fare. Con la fantasia ho isolato dal gruppo questo albero robusto e secolare, per rappresentare con maggior efficacia la sua drammatica condizione: tenta di resistere e di continuare a vivere, nonostante il terreno in cui immerge le radici sia stato inquinato dall’uomo con il diserbante. Ha per compagnia due corvi, è nudo, fa fatica a germogliare. I suoi rami sono braccia aperte, alcuni simili a delle chele, che chiedono aiuto per catturare l’attenzione e la comprensione almeno di chi è abbastanza sensibile da fermarsi a guardarlo.
Per realizzarlo, ho accostato, su un compensato fenolico cileno (spesso circa 2 cm), delle tessere che ho ottenuto dopo aver tagliato e levigato con la carta vetrata alcuni vecchi mattoni trovati nei campi. Inoltre ho usato anche delle pietre nere e piatte, colore acrilico e dei listelli di abete, verniciati di nero, posizionati sui bordi della composizione.

Nuovi cieli e nuove terre, Enrico De Marco, spray e stucco su compensato
Nuovi cieli e nuove terre, Enrico De Marco, spray e stucco su compensato

Secondo te, il paesaggio friulano è fondamentale per la crescita culturale, etica e estetica di un individuo? Ritieni importante tutelarlo e valorizzarlo per mezzo dell’arte e delle mostre come “Morârs”?

Sì, penso che il paesaggio friulano, che ho dipinto in più occasioni, sia fondamentale per la vita dell’uomo. E’ importante salvaguardare tutti i paesaggi che incarnano le varie fisionomie del pianeta. Non solo per preservare la bellezza della natura, ma anche per evitare future catastrofi ambientali e climatiche, che ho rappresentato nel mio dipinto intitolato “Nuovi cieli e nuove terre” dove, in basso a sinistra, si vede il pianeta Terra ormai inquinato e distrutto, quasi privo di vita umana, da cui si è costretti a scappare.
Inoltre, se si osserva con attenzione e non superficialmente il paesaggio friulano, è impossibile non amarlo, è vera e propria poesia. Un artista, un naturalista, un escursionista, un bambino non possono fare a meno di estasiarsi davanti alla bellezza del territorio friulano. Secondo me, fortunatamente, negli ultimi anni il paesaggio del Friuli è stato abbastanza valorizzato, in particolare nei piccoli centri abitati. Invece gli artisti friulani e le loro opere sono tuttora poco noti. E’ per questo motivo che sono molto felice di partecipare alla mostra “Morârs”, che mette assieme e valorizza la realtà naturale per mezzo della realtà artistica. I gelsi poi, come dimostrano le due opere che espongo, mi hanno sempre attratto. I grossi tronchi, con la loro caratteristica forma statuaria, essendo a volte vicini tra di loro, sembrano abbracciarsi quasi come coppie di innamorati. Hanno strane cavità ospitanti animaletti e uccelli vari. Possiamo ammirare i loro rami, che si stagliano verso il cielo, e che un tempo venivano usati per nutrire i bachi da seta (i “cavaliers” in lingua friulana) e in seguito per fare legna. I “morârs” sono belli in ogni stagione: potati, con i primi rametti, con le foglioline primaverili, con i grossi rami, con il fogliame verde scuro, con le more e con le poetiche foglie autunnali.

"Molte persone desiderano l'immortalità, ma non sanno che cosa fare in caso di pioggia", Enrico De Marco, acrilico, stucco, gesso, sabbia, colla e tendaggi
“Molte persone desiderano l’immortalità, ma non sanno che cosa fare in caso di pioggia”, Enrico De Marco, acrilico, stucco, gesso, sabbia, colla e tendaggi

La tua produzione artistica è molto varia, sia a livello tematico sia per quanto riguarda le tecniche artistiche usate. C’è un unico filo conduttore che lega i tuoi lavori?

Citando l’artista russo Mark Ruteke, per me “l’arte è un’espressione semplice di un pensiero complesso”. Di solito sono gli aforismi che leggo, scritti da vari autori, a darmi l’ispirazione. Infatti le opere d’arte che da sempre realizzo sono spesso ispirate al percorso di vita non solo mio, ma anche degli uomini in generale. Infatti i soggetti dei miei dipinti di solito non hanno una connotazione precisa, sono sagome senza volto. Per esempio il dipinto, a cui ho dato come titolo l’aforisma “Molte persone desiderano l’immortalità ma non sanno cosa fare in caso di pioggia”, rappresenta l’ignavia delle persone che si pongono obiettivi troppo numerosi e troppo alti, ma che poi si lasciano ostacolare dalle prime difficoltà. “Onde del destino” evoca invece il filo della fortuna, diverso da uomo a uomo, il cui viso è evocato dalle venature del legno del compensato, rimarcate nella parte inferiore con l’acrilico nero. E ancora “Aspettando il passaggio” indica i traguardi e i cambiamenti che la vita regala ad ognuno, dalla nascita fino alla morte.

Le onde del destino, Enrico De Marco, acrilico e vernice all'acqua su compensato
Onde del destino, Enrico De Marco, acrilico e vernice all’acqua su compensato

Che tecniche artistiche ti piace sperimentare? E in base a cosa scegli quali usare?

La sperimentazione di diverse tecniche e materiali nasce a partire dalla mia curiosità. Ho usato diversi supporti: legno, tavole, compensati, plastica, alluminio, vetro-resina, tele, cartoni, lenzuola, stoffe e vetro. E anche molte tecniche artistiche: colori ad olio, tempera, acquarello, pennarelli neri, pastelli, cere (anche a olio), acrilico, matite, carboncini, colle, gessi, sabbia, smalti, acciaio e calcestruzzo. Inoltre, poiché moltissimi di questi materiali si usurano con gli anni, è nato in me anche il desiderio di sfidare il corso del tempo. Infatti provo invidia verso tutto ciò la cui bellezza non muore. Ho quindi costruito due sculture, che poi ho collocato tra le aiuole del mio giardino. Sono entrambe in acciaio, spesso circa 2 cm e resistente al calore e alle intemperie. Potrebbero resistere addirittura a un’esplosione nucleare.

Aspettando il passaggio, opera di Enrico De Marco, artista friulano
Aspettando il passaggio, opera di Enrico De Marco, artista friulano

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