Ivan Buttazzoni: artista friulano per la mostra “Morârs” a Basiliano (Udine)

Ivan Buttazzoni, dopo gli studi universitari, ha studiato Fotografia Analogica e Digitale a Pordenone presso l’istituto di formazione professionale Arsap. A partire dal 1997 si è dedicato da autodidatta al disegno e dal 2007 alla pittura e alla grafica digitale. Ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali per personaggi di spicco, quali José Van Roy Dalì, figlio di Salvador Dalì, in occasione della Biennale di Barcellona, e per il Professor Vittorio Sgarbi a Milano e Salerno tra il 2016 e 2017. Ricordiamo anche la Biennale di Palermo, l’esposizione al Museo di Paolo Levi e infine la mostra “Morârs”, in programma dal 1° dicembre 2018 presso la sala consigliare di Basiliano, in occasione della quale l’abbiamo intervistato.

Ivan Buttazzoni, Arlecchino, maschera di origine medievale
Ivan Buttazzoni, Arlecchino, maschera di origine medievale

La tua pittura è un’interpretazione contemporanea, personale e simbolista dei soggetti storici, mitologici e religiosi, in particolare medievali, a cui ridai vita. Tra i tanti ricordiamo le Storie di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda, le leggende di Robin Hood e la figura sacra e carnevalesca di Arlecchino. Perché ti affascinano questi temi? Cosa ti comunicano? Cosa vuoi comunicare a tua volta, reinterpretandoli artisticamente e simbolicamente?

I temi medievali rappresentano per me un richiamo a un mondo che non c’è più, dominato da una passionalità sublimata nell’amore cortese e nell’atmosfera magica. Invece opposta all’amor cortese di Ginevra e Lancillotto, è la maschera di Arlecchino. Esso nasce come figura infernale a capo di un’orda di demoni, che si racconta essere comparsa ad un prete nella notte di Ognissanti. Tale maschera è per me espressione dell’animalità umana, dell’Es freudiano, di tutte le pulsioni nascoste, anche erotiche, di una cieca istintualità, causa di inquietudine e spaesamento. Ed è per questo che è presente nella mia produzione grafica e letteraria. In gioventù ho frequentato una Scuola di Commedia dell’Arte dove il personaggio di Arlecchino, e la donna che lo incarnava, erano oggetto di culto e devozione. Sta a ma l’aver trasposto tale culto di Arlecchino su un versante demoniaco, anche se lo stesso Inferno di Dante ne parla in questi termini e ne cita l’origine medievale.

Ivan Buttazzoni, L'Albero del Diavolo, 2018, crete e carboncino: un gelso friulano rivisitato in chiave spirituale, demoniaca e medievale
Ivan Buttazzoni, L’Albero del Diavolo, 2018, crete e carboncino: un gelso friulano rivisitato in chiave spirituale, demoniaca e medievale

Essendoti cari i temi medievali citati sopra, possiamo dedurre che tu ritenga anche l’albero del gelso ugualmente stimolante dal punto di vista artistico, grazie al suo legame storico-culturale con la terra e la comunità friulana? E’ per questo che hai accettato di realizzare un dipinto di un gelso, che hai intitolato “L’Albero del Diavolo”, per la mostra “Morârs”? Che tecnica artistica hai utilizzato? Lo hai realizzato a partire da una visione diretta o a partire da un gelso stampato nella tua memoria?

Certamente il rapporto con la sacralità degli alberi ci riconnette ai culti pagani, non solo celtici: il legame sacro con gli alberi è caratteristico dell’antica religione pre-cristiana in tutto l’Occidente europeo. Durante la mia stessa infanzia gli alberi erano miei amici e a ciascuno attribuivo una personalità. Il mio disegno dedicato al tema del gelso si intitola “L’Albero del Diavolo”: è una tematica fantasy medievale che ripropone l’aspetto sacrale e mistico dell’Albero caratteristico dell’Antica Religione. Infatti ai rami dell’Albero demoniaco è appeso un impiccato, che è un riferimento alle esecuzioni e condanne a morte medievali. E’ un albero vivo, un albero maledetto, che mi immagino come sede di supplizi in un Medioevo immaginario e fatato. Per realizzarlo, ho condotto studi dal vivo con fotografie e ho realizzato varie prove e varie versioni di questo disegno, più naturalistiche e settecentesche, ma alla fine, come si vede nel risultato finale, l’immaginario medievale è ciò che riesco meglio a rappresentare. Ho utilizzato crete e carboncino, riducendo la cromaticità al minimo, per far risaltare gli aspetti grafici e la linea che li definisce.

Dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita al mondo spirituale, sacro, spirituale e tradizionale medievale
Dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita al mondo spirituale, sacro, spirituale e tradizionale medievale

L’articolo 131 del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (2004) definisce il paesaggio come “territorio espressivo di identità”. Anche secondo te è espressione di una cultura e quindi fondamentale, non solo per la sopravvivenza, ma anche per la crescita e lo sviluppo della persona? Ritieni importante tutelare i gelsi e il paesaggio friulano, così come vanno tutelate le opere d’arte? Che rapporto hai con essi?

Tutelare il paesaggio di un qualunque territorio è un’importante missione di qualunque donna e uomo di cultura. La Natura è vita, essa è la Creazione. Sopprimere la natura e il paesaggio vuol dire correre verso la morte e il degrado psichico, fisico e sociale. I Gelsi meritano in ciò tutta l’attenzione che è doverosa verso tutte le specie arboree. Dovremmo ricordarci che per i nostri antenati gli Alberi ospitavano Spiriti potenti e benevoli. Pensiamo, per esempio, a Tolkien o ai Druidi.
Il paesaggio prima che essere oggetto di norme istituzionali, peraltro fondamentali, evidenzia ed esprime il nostro rapporto con il Creato e quindi con la dimensione del Sacro. Con tale rispetto va trattato e tutelato. Le aperture paesaggistiche sono aperture dello Spirito. Per quanto mi riguarda, vivendo a Udine, posso contemplare le catene montuose in lontananza. Inoltre ricordo i paesaggi colorati di grigio tempesta e oro del cormonese, con i paesini e le chiesette arroccati sui colli, e poi lo splendore del paesaggio marino sulla costiera di Trieste. Credo che queste tre visioni rappresentino al meglio il mio rapporto con il paesaggio, un patrimonio per la psiche, l’intelletto e le emozioni.

Ginevra, dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita alle storie e leggende del Medioevo, rifacendosi alla pittura "funebre" e preraffaellita di Dante Gabriel Rossetti
Ginevra, dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita alle storie e leggende del Medioevo, rifacendosi alla pittura “funebre” e preraffaellita di Dante Gabriel Rossetti

Le fisionomie dei tuoi soggetti pittorici, in particolare le figure femminili, ricordano molto quelle della pittura “preraffaellita” di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882). Egli si rifaceva a sua volta ai temi sacri medievali del Duecento e Trecento, ricchi di elementi simbolici. E’ anche il suo tentativo di ritorno alle origini, lontano dalla modernità industriale, e la sua reinterpretazione in chiave quotidiana, concreta e umana a renderlo il tuo modello d’ispirazione?

Certamente il rifiuto della società omologante industriale contemporanea per un recupero dei valori dello Spirito ha giocato un grosso ruolo nella mia arte. Infatti mi ispiro al mio pittore preferito, Dante Gabriel Rossetti, perchè la sua opera di spiritualizzazione della materia è ciò che ho tentato di ripetere nelle mie tele. Egli fu definito “funebre” da Giulio Carlo Argan, non a torto: è il pittore delle anime dei morti, secondo me molto vicino, negli intenti espressivi, alla celebre “Isola dei morti” (1880-1886) del pittore svizzero Arnold Böcklin.

Dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita all'anima medievale, rifacendosi stilisticamente all'arte delle miniature e vetrate gotiche, nonché alle composizioni e ai colori vivaci di Frida Kahlo
Dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita all’anima medievale, rifacendosi stilisticamente all’arte delle miniature e vetrate gotiche, nonché alle composizioni e ai colori accesi di Frida Kahlo

Il tuo stile pittorico, a differenza di quello preraffaellita, è caratterizzato da colori molto più puri e stesi in maniera piatta, nonché da una spessa linea nera di contorno. Da dove prende ispirazione questo tuo modo caratterizzante di dipingere? Quali caratteristiche della tua pittura invece si possono accostare all’arte di Frida Kahlo?

Le campiture estese e la linea di contorno traggono origine dall’arte gotica medievale, in particolare dalla miniatura (la decorazione dei codici medievali) e dalle vetrate del gotico Rayonnant (1240-1350) delle chiese della Francia medievale. Il culto della linea è poi ritornato nell’Art Nouveau, come caratteristica grafica per contenere la forma.
Frida Kahlo invece mi ha insegnato la composizione triangolare del quadro con un ritratto frontale e due animali, oppure con grossi fiori ai lati, posizionati leggermente più in basso per costituire una piramide. Ella mi ha insegnato anche l’uso del colore acceso, soprattutto il rosso e il giallo contrapposti al verde vegetale. E infine a lei devo l’abbinamento di ritratto umano e ritratto animale, che uso spesso nelle mie opere.

Dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita all'anima medievale, rifacendosi stilisticamente all'arte delle miniature e vetrate gotiche, nonché alle composizioni e ai colori vivaci di Frida Kahlo
Dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che ridà vita all’anima medievale, rifacendosi stilisticamente all’arte delle miniature e vetrate gotiche, nonché alle composizioni e ai colori vivaci di Frida Kahlo

Perché hai abbandonato la fotografia per dedicarti alla pittura? Che tecniche artistiche preferisci usare?

Ho abbandonato la fotografia per mancanza di modelli, soggetti vivi e incarnati con cui lavorare. Ho studiato molto le tecniche di Autoritratto e Natura Morta in fotografia, ma la mia predisposizione è di ritrattista, magari un po’ preraffaellita, alla Julia Margareth Cameron. In pittura i modelli ce li possiamo immaginare o possiamo riprenderli da altri dipinti, specialmente per quanto riguarda gli effetti di ombre e di chiaroscuro, invece la fotografia richiede un “milieu”, un ambiente umano disposto a posare, cosa costosa e difficilmente raggiungibile oggi. Considero l’espressione figurativa come la più evoluta e completa delle arti, capace di imprimersi nell’inconscio attraverso immagini in grado di raffigurare gli archetipi della psiche individuale e collettiva.
Prediligo l’olio su tela, in quanto espressione pittorica tradizionale nella storia dell’arte, e l’acrilico su tela. L’acrilico si asciuga in fretta e consente effetti di sfumato leonardesco molto utili per una pittura realista, nelle Nature Morte e nei Ritratti. Per quanto riguarda il disegno, invece, uso il carboncino, la sanguigna e crete colorate. La sanguigna è uno strumento tipicamente rinascimentale, mentre le crete possiedono molto potere cromatico.

Carnevale, dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che dà nuova espressione vitale allo spirito medievale
Carnevale, dipinto di Ivan Buttazzoni, artista friulano che dà nuova espressione vitale allo spirito medievale

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