Renato Croppo: artista friulano per mostra “Morârs” a Basiliano (Udine)

Renato Croppo è un artista friulano che si è approcciato all’arte in giovane età. Dopo un lungo periodo di stasi, ha ripreso finalmente a dipingere nel 2008. Sperimentando diverse tecniche (colore ad olio, colore acrilico e pastelli ad olio, su tela o su pannelli MD), giunge a una trasfigurazione e astrazione spontanea dell’ambiente naturale e sociale nel quale è immerso. Ha partecipato a varie collettive, rassegne d’arte ed ex tempore, conseguendo attestati di merito e premi non solo in Friuli-Venezia Giulia, ma anche in Veneto e Lombardia. Lo abbiamo intervistato in occasione della mostra “Morârs”, in programma dal 1° dicembre al 28 febbraio 2019 presso la sala consigliare di Basiliano, in provincia di Udine.

“Gelsi del borgo”, 67×67 cm, Renato Croppo, artista friulano
“Gelsi del borgo”, 67×67 cm, Renato Croppo, artista friulano

Renato Croppo, fin da giovane, i soggetti prevalenti dei tuoi dipinti, oltre ai temi umani e sociali, sono il paesaggio friulano e i suoi gelsi. Che rapporto nutri con questi elementi naturali?

Ho avuto un costante contatto con la natura, poiché i miei nonni avevano una delle fattorie più nutrite del posto a Fontanabona, che includeva una stalla, un fienile e centinaia di animali quali polli, anatroccoli e conigli. Il tutto contornato da una serie di giganteschi gelsi, che per me erano come dei “guardiani della fattoria e dei campi”. Ricordo che salivo sul carro trainato dal cavallo (la “brischie”, in friulano) e il nonno lo fermava per permettermi di raccogliere le more dai rami, allungando la mano. Inoltre ricordo che venivano raccolte anche le foglie di questi alberi, per alimentare i bachi da seta. Pur essendomi poi trasferito in città, nell’intimo sento l’appartenenza a quel mondo primitivo, salubre, schietto, naturale.  Quelle forme, colori, odori e rumori, che rivivo grazie alla mia memoria, stimolano il mio desiderio di farne parte. Infatti cerco sempre di proiettare sulla tela un segno, una macchia, un’immagine che rianimi quei momenti. Il primo dipinto col quale ho partecipato alla prima ex tempore, quasi 50 anni orsono, rappresenta l’enorme gelso che dominava il cortile. Vorrei tanto riportare in vita questo ricordo. Forse perchè ho sempre sentito un senso di protezione e di sicurezza derivare da questi “giganti buoni”, che docilmente e lentamente protendono le loro “mani” al cielo. Sembrano quasi volgere una preghiera non solo a Dio per aiutare noi uomini, ma anche a noi stessi uomini per far sì che rispettiamo e amiamo la natura di cui essi fanno parte.

Gelsi nel paesaggio friulano, 50×60, Renato Croppo, 2009, periodo figurativo
Gelsi nel paesaggio friulano, 50×60, Renato Croppo, 2009, periodo figurativo

La prima delle opere che esponi per la mostra “Morârs” raffigura in modo abbastanza fedele, con colori ad olio, una visione prospettica di un filare di gelsi friulani. Per quali motivi hai sentito la necessità di allontanarti sempre di più dallo stile figurativo e mimetico dei primi anni del tuo percorso artistico?

La prima opera esposta è dipinta ad olio. Essa risente infatti di una impostazione rigidamente legata al soggetto. Lo stile di quest’opera, infatti, si può definire figurativo ed è dovuto anche alla sua data di realizzazione: nel 2009 mi sono approcciato nuovamente, dopo anni, alla pittura, cominciando a seguire dei corsi didattici di disegno. Per quanto riguarda il soggetto invece, ho voluto riprodurre le sensazioni che pulsano al rinascere della primavera, volevo cogliere l’immagine dei gelsi nella nuova luce e nei nuovi colori, le ombre in movimento, le palline gialle del tarassaco, ogni dettaglio naturale. Poi, col passare del tempo e la maggior padronanza dei mezzi artistici, mi sono allontanato un po’ dallo stile mimetico della natura, che mi sembrava ormai essere mera capacità tecnica. Ho sentito il bisogno di focalizzare la mia arte soprattutto sulle emozioni che il colpo d’occhio stimola e fa nascere in me, talvolta trasfigurando l’immagine vera, secondo i colori e la composizione di quello che vedo e di come vorrei vederlo.

Nevicata in periferia, 70×80, Renato Croppo, artista friulano
Nevicata in periferia, 70×80, Renato Croppo, artista friulano

Per la mostra esponi altri due dipinti caratterizzati da uno stile e una tecnica diversa. E’ possibile definire astratto il tuo attuale stile pittorico, in quanto sulle tue tele i soggetti paesaggistici e sociali non vengono descritti mimeticamente, ma evocati attraverso un libero gioco di colori, accostati secondo le tue personali pulsioni interiori e stati d’animo? Perché preferisci i colori freddi, per esempio le gamme dei blu? Di solito dipingi a partire da sensazioni passate depositatesi nella tua memoria e nel tuo cuore?

Il mio stile, come si vede nel secondo e nel terzo dipinto che espongo, il più delle volte è una libera interpretazione dell’immagine. Possiamo dire che tende all’astrazione, ma non è propriamente astratto, in quanto i soggetti, di solito, sono abbastanza riconoscibili. Al contrario di quello che potrebbe sembrare, questo stile richiede un grande lavorio, prove, errori, col fine di cercare il giusto equilibrio cromatico e compositivo. Non solo: anche la tecnica artistica non si limita al tradizionale colore ad olio steso a pennello. Infatti in uno dei due dipinti esposti, ho realizzato i “morârs” stendendo il colore acrilico con il rullo e la spatola, per poi rifinire con il colore ad olio le venature. Mi piace usare il colore blu perché esprime armonia, calma, è il colore dell’affetto, del sentimento, della nostalgia, della fedeltà, delle situazioni appaganti e delle relazioni armoniose, della meditazione, dell’evasione fantastica. Spesso, sono le sensazioni che provo ad orientare lo sviluppo del mio lavoro artistico: la visione del paesaggio cambia di volta in volta, a seconda dello stato d’animo o del momento che sto vivendo.

"Gelsi: guardiani del villaggio", Renato Croppo, 60x70
“Gelsi: guardiani del villaggio”, Renato Croppo, 60×70

Cosa vorresti comunicare in particolare con i tuoi dipinti a tema paesaggistico? Vorresti suscitare emozioni che spesso l’uomo non prova guardando direttamente e superficialmente la natura vera e propria?

Non credo che possa esistere un essere umano che non si emozioni guardando la natura. Anche se a volte siamo trascinati dalla frenesia e dalla routine, dagli impegni, sfrecciando magari in auto sulle strade, penso che tutti, chi più chi meno, si fermino un attimo a guardare e vengano coinvolti, anche solo per un secondo, ma abbastanza da far battere il cuore. Dipingere, per me, è come cantare, suonare, recitare, urlare, accarezzare: è comunicazione, è un tentativo di condividere con gli altri emozioni e sensazioni che voglio esprimere, lasciando libera interpretazione agli osservatori.

Paesaggio dipinto da Renato Croppo, artista friulano che tende all'astrazione
Paesaggio dipinto da Renato Croppo, artista friulano che tende all’astrazione

Ritieni che il paesaggio friulano sia tutelato a sufficienza?

Di fronte ad una trasformazione dei nuclei familiari, all’evoluzione dei costi, dei metodi e dei mezzi agricoli necessari per far fronte ad una agricoltura non più sufficientemente redditizia, si è reso necessario un riordino fondiario, ma ritengo abbia causato eccessivi sradicamenti di gelsi. Per quanto possibile, spero si continui a preservare l’habitat naturale di un tempo. Tuttavia, quando vedo migliaia di ettari senza l’ombra di un albero, percorrendo per esempio la Pianura Padana in autostrada, mi rendo conto di essere fortunato a vivere nella nostra regione, dove la tutela del paesaggio è ancora in parte presente.

Dipinto di Renato Croppo, artista friulano che tende all'astrazione
Dipinto di Renato Croppo, artista friulano che tende all’astrazione

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